FIDAS "Qualcosa d'importante"
2022-3 - La democrazia del sangue
Avete mai
pensato dove va a finire il sangue che doniamo? Quale sia il suo impatto
sociale, oltre che sanitario? In modo a volte superficiale ci si limita a dire
che si dona sangue per fare bene alle altre persone, per salvare vite, per un
gesto altruista, ma vi siete mai fermati a pensare quale incredibile forma di
democrazia sia la donazione?
Sono anni
difficile, gli ultimi decenni dell’umanità sono stati segnati da crisi
continue, guerre, conflitti, divisioni, lotte tra primi e ultimi, ricchi e
poveri, popoli sazi e genti disperate, ma tutti, di qualunque colore sia la
loro pelle o quale divinità preghino, hanno una cosa in comune, il sangue.
E mentre in
tanti posti si costruiscono muri per dividere piuttosto che ponti per unire, il
sangue che doniamo è la cosa più democratica che esista. Pensateci, una volta
nella sacca può finire a un italiano all’estremo nord o nella punta più
meridionale, nelle isole o nei monti. Ma può anche andare a una persona di
pelle bianca, così come nera o gialla, magari verde qualora servisse anche a
una razza aliena. Noi non lo sappiamo dove verrà destinato, ma la tappa finale
è ininfluente per il sangue.
Il liquido
rosso è assolutamente democratico, può andare a beneficiare un uomo in odore di
santità come un politico corrotto o un assassino seriale, non esiste una
discriminante in questo. Ciò che l’uomo divide, la donazione di sangue unisce,
chiunque si trovasse in condizione di necessità avrà il nostro sangue, uomini,
donne, vecchi, bambini, italiani o stranieri, se nel mondo esiste una
democrazia perfetta, la sua bandiera è il sangue.
IL GIORNALINO “QUALCOSA D’IMPORTANTE” NR. 3/ 2025
https://www.fidasbologna.org/wp-content/uploads/2025/12/Rivista-Fidas-2026-01-v4-WEB.pdf
L'Italia ha un sistema trasfusionale basato sull'altruismo e il volontariato, ma si trova di fronte a una minaccia silenziosa: l'invecchiamento della popolazione. Mentre il fabbisogno di sangue ed emocomponenti rimane costante, se non in aumento, il numero di donatori attivi rischia di diminuire, mettendo in crisi la nostra autosufficienza. Il Programma Nazionale di Autosufficienza fissa a 40 unità di globuli rossi per 1.000 abitanti la soglia minima per garantire la copertura del fabbisogno. Nel 2023, l’Italia ha raggiunto 42,8 unità per 1.000 abitanti, superando la soglia. Tuttavia, alcune regioni come Campania, Lazio e Calabria restano sotto il livello minimo. Per il plasma, fondamentale per la produzione di farmaci plasmaderivati, l’Italia non è autosufficiente: nel 2023 sono stati raccolti 15,3 kg per 1.000 abitanti, contro i 18 kg necessari.
Negli
ultimi decenni, i sistemi sanitari di molti paesi hanno registrato un crescente
squilibrio tra la domanda e l’offerta di sangue e organi donati.
Parallelamente, i cambiamenti demografici globali stanno ridisegnando la
struttura delle popolazioni, influenzando direttamente la disponibilità di
donatori e aumentando il fabbisogno di risorse mediche. L’incontro tra queste
due tendenze rende urgente una riflessione sulla necessità di ampliare e
rafforzare le reti di donazione.
La curva demografica italiana
mostra un'età media in costante aumento. Questo fenomeno ha un doppio impatto
sul sistema trasfusionale, perché la popolazione più anziana è anche quella
che, per patologie croniche, interventi chirurgici complessi o terapie
oncologiche, ha un maggiore e più frequente bisogno di trasfusioni di
sangue, piastrine e farmaci plasmaderivati. I donatori di sangue hanno un limite
di età (fissato a 60 anni per l'inizio e a 70 per la continuazione, con
valutazioni mediche). Con l'invecchiamento della popolazione, un numero
crescente di donatori storici e fedeli raggiunge questo limite, uscendo dal
bacino di raccolta.
Questa
forbice tra maggiore domanda e potenziale riduzione dell'offerta
rappresenta la sfida più grande per il futuro della donazione di sangue nel
nostro Paese. L'Italia si affida a circa 1,6 milioni di donatori regolari,
un dato che testimonia un grande senso civico. Tuttavia, la sola fedeltà dei
donatori attuali non è sufficiente. Per mantenere l'autosufficienza e garantire
un flusso costante e sicuro di scorte, è fondamentale che i donatori che escono
dal sistema vengano sostituiti in egual misura dai giovani, dai "neo-donatori".
Attualmente, il tasso di reclutamento di nuovi donatori non sempre compensa i
pensionamenti. Questo crea un "gap generazionale" che, se non
colmato rapidamente, porterà a carenze strutturali nei prossimi anni.
Le associazioni di volontariato
come FIDAS e il Centro
Nazionale Sangue (CNS) sono in prima linea con appelli e campagne per
intercettare i giovani.; è essenziale una profonda sensibilizzazione
nelle Scuole e Università per informare i neomaggiorenni
sull'importanza del gesto fin dalle scuole superiori, momento in cui possono
diventare idonei alla donazione (dai 18 anni). E’ necessario superare la
narrazione per cui molti giovani non donano per paura dell'ago, per
mancanza di tempo o perché non sono adeguatamente informati. Le campagne devono
sfatare i miti, sottolineando la sicurezza e la rapidità della
procedura. Nei tempi moderni diventa importantissimo il ruolo dei Social
Media e l'uso dei canali digitali e dei social media è cruciale per
raggiungere la generazione Z e i Millennials, parlando il loro linguaggio e
rendendo la donazione un gesto non solo vitale, ma anche di responsabilità
sociale attiva. Un aspetto su cui FIDAS ha lavorato e investito tantissimo
negli ultimi anni.
Lo studio Censis-FIDAS, Commissionato dalla FIDAS e
presentato al Congresso Nazionale di Parma, lo studio condotto dalla Fondazione
CENSIS offre una fotografia dettagliata del profilo dei donatori italiani e
delle sfide demografiche e sociali che minacciano la sostenibilità del sistema
trasfusionale evidenzia come l’evoluzione demografica possa compromettere la
sostenibilità del sistema trasfusionale. Il 74,7% dei donatori è occupato,
mentre solo il 21% è inattivo (casalinghe, pensionati, studenti). I giovani
sotto i 29 anni rappresentano il 20,3% dei donatori, leggermente sopra la
loro incidenza demografica (18,4%), ma destinati a diminuire nei prossimi
decenni. Le donne costituiscono solo il 31,2% dei donatori periodici,
nonostante siano un collettivo con grande potenziale. Andando a esplorare la
base delle motivazioni alla donazione, si scopre che il 60,3% dona
per monitorare la propria salute; il 42,8% è influenzato da amici donatori;
il 32,8% proviene da famiglie con tradizione di dono. Questi dati
indicano che la donazione è spesso legata a reti sociali e percezioni di
benessere personale.
La
donazione di sangue è anche un atto preventivo per il donatore, poiché
comporta un costante monitoraggio gratuito dei parametri vitali e delle
condizioni di salute. Nell'ottica della sfida demografica, è fondamentale
promuovere la donazione di plasma (plasmaferesi). Il plasma serve a
produrre farmaci salvavita (plasmaderivati). Data la maggiore età media in
Italia, i consumi di questi farmaci sono in aumento. Incentivare i donatori
giovani e idonei anche alla plasmaferesi è strategico per raggiungere l'obiettivo
di autosufficienza nazionale di plasmaderivati.
La sostenibilità del sistema trasfusionale italiano non dipende solo dalla generosità di pochi, ma dalla responsabilità civica collettiva. Per affrontare la sfida demografica, è necessario che il testimone passi con successo dai donatori storici alle nuove generazioni. Donare il sangue è l'assicurazione sulla vita di tutti noi.
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